
Nell’ampio e variegato mondo del gossip, le fake news rappresentano un’arma potente per catturare l’attenzione del pubblico. In un settore come quello legato allo scambio di informazioni e pettegolezzi, infatti, il confine tra verità e invenzione può essere molto labile e venire oltrepassato senza troppe esitazioni. È così che le notizie false trovano spesso terreno fertile: per loro natura, funzionano perché soddisfano un bisogno immediato di curiosità e intrattenimento, a fronte di costi di produzione irrisori.
Secondo ExpressVPN, la redditività delle “bufale” non deriva tanto dalla qualità dell’informazione – spesso scadente – quanto dalla loro capacità di ottenere risalto mediatico. Il gossip è il regno del clickbait: titoli ambigui o volutamente fuorvianti spingono l’utente a interagire, esponendosi ad una raffica di banner pubblicitari. In più, ogni secondo trascorso sulla pagina è monetizzato. Finché in settori come quello del gossip la velocità e l’emozione prevarranno sulla verifica delle informazioni, le fake news continueranno a rappresentare una fonte di guadagno sicura e, per molti, irresistibile.
Come funzionano le fake news nel gossip
Il meccanismo delle menzogne “gossippare” è simile a quello di qualsiasi altro ambito di riferimento. Ciononostante, elementi tipici dell’universo dei pettegolezzi (curiosità, emozioni immediate e titoli sensazionalistici) rendono le fake news ancor più virali. Basta una voce sulla presunta nuova fiamma di un VIP, una rottura improvvisa o uno scandalo privato a creare un impatto emotivo fulminante. Si tratta di storie spesso costruite ad arte, che si diffondono attraverso titoli accattivanti e immagini fuori contesto, confezionando un contenuto credibile agli occhi del lettore.
Il ciclo di nascita e propagazione di una fake news è semplice: dopo l’invenzione del contenuto, perlopiù basato su una minima verità deformata ad hoc, ci penseranno siti di gossip, pagine social e blog fraudolenti a rilanciare l’informazione. Le opportune verifiche, in questi casi, appaiono quasi superflue. Grazie all’alto livello di interazioni – like, commenti, condivisioni – gli algoritmi delle piattaforme andranno a spingere in alto il contenuto falso. Il traffico generato viene monetizzato attraverso entrate pubblicitarie o, in alcuni casi, abbonamenti a contenuti esclusivi: a ciò si aggiunge la raccolta di dati sugli utenti, impiegati per profilare meglio le pubblicità future.
Fake news: perché sono così virali e quanto rendono davvero
Abbiamo visto come il gossip proliferi sulla base di un mix esplosivo di curiosità e voyeurismo: il pubblico tende a condividere notizie che suscitano sorpresa o scandalo, senza prendersi la briga e il tempo di verificarle. Stando ad alcuni studi sulla disinformazione, le notizie false hanno il 70% in più di probabilità di essere condivise rispetto a quelle vere: nel gossip questa percentuale può diventare ancora più alta, proprio perché le persone cercano contenuti “leggeri”, immediati, e non approfondimenti.
Per chi diffonde fake news nel gossip, i guadagni variano in base alla portata virale: un sito può incassare da pochi a diversi euro per ogni visualizzazione pubblicitaria. Ciò implica che una singola bufala virale, se in grado di raggiungere qualche milione di visualizzazioni, può fruttare decine di migliaia di euro in pochi giorni. Il modello si replica anche su piattaforme come YouTube e TikTok, dove i contenuti generano entrate sia dagli annunci che partono automaticamente prima dell’inizio di un video sia da sponsorizzazioni dirette. Alcuni creator, pur non ammettendolo apertamente, costruiscono le loro carriere rilanciando pettegolezzi inventati o ingigantiti e ottenendo contratti pubblicitari grazie alla loro popolarità.